Professione web editor: intervista a Mariantonietta Barbara

web editorDopo aver dedicato un post al mestiere di web editor, ho pensato che fosse giusto intervistare uno di questi professionisti, per portare un’esperienza diretta che non fosse solo la mia.

Ho scelto di intervistare una professionista che lavora sul web da oramai molti anni, Mariantonietta Barbara. Tra l’altro, oltre che una brava web editor, è anche l’apprezzata creatrice di Bloggercreativa.

Ma ora cedo la parola alla nostra ospite. Ascoltiamo la sua testimonianza sul mestiere di web editor in questa lunga e interessante chiacchierata.

 

Ciao, Mariantonietta, e grazie per la tua disponibilità. Inizierei col chiederti di parlarci un po’ di te: qual è il tuo percorso formativo? E che cosa ti ha portata verso il mestiere di web editor?

Sono diventata web editor per caso. Ho cominciato aprendo un blog personale. Un amico lo ha visto e mi ha indirizzato verso un network di blog che in quel momento cercava web writer. Dopo circa un anno e mezzo sono diventata blog manager in un secondo network. A quel punto, mi muovevo già bene in Rete e con una serie di strumenti, e così ho cominciato a sperimentare e a gestire blog amatoriali (legati soprattutto a cause che seguo), a volte anche per amici. Io mi faccio le ossa, come si suol dire, loro si ritrovano con un blog impostato più correttamente o con una pagina Facebook che comincia a funzionare e ad arricchirsi di contatti.

 

Ogni tanto, ricevo e-mail da ragazzi che mi chiedono come si diventa web editor. Penso che sia una cosa che succede anche a te. Purtroppo, devo constatare che spesso le loro e-mail sono scritte in italiano non perfetto. È un’esperienza che riscontri anche tu? Più in generale, che consigli daresti a chi vuole diventare un web editor?

La padronanza della lingua italiana è fondamentale. Soprattutto è fondamentale la capacità di riassumere in termini semplici e divulgativi concetti complessi. A meno che non si vada a lavorare per blog estremamente specializzati, i lettori dei blog sono diversi per età, cultura, interessi. È anche molto importante comprendere che il linguaggio del web è diverso da quello della carta stampata o della letteratura, quindi è fondamentale conoscere la Rete, frequentare i blog, confrontarsi con chi fa lo stesso nostro lavoro, leggere manuali che offrono una formazione di base. Servono pazienza, elasticità mentale, voglia di imparare e la disponibilità a quell’aggiornamento costante che il lavoro nel Web 2.0 richiede.

 

Sempre più spesso a un web editor vengono richieste conoscenze piuttosto tecniche, come la padronanza dell’HTML, dei CMS più diffusi, della SEO, di CSS. Si rischia di sconfinare nella professione di webmaster oppure ritieni naturale che un web editor abbia anche solide competenze tecniche?

Da un certo punto di vista, anche il web writer deve avere qualche competenza tecnica di base. Quando si lavora nei network ci si muove spesso in piattaforme come WordPress e conoscere le basi dell’HTML è importante. È anche vero che spesso i network forniscono guide ad hoc che aiutano il writer alle prime armi insegnandogli come redigere e formattare un testo, come lavorare con le parole chiave e con il materiale fotografico. Come web editor una infarinatura di base è necessaria, specialmente quando ci si ritrova a gestire delle emergenze. Poi, secondo me, dobbiamo distinguere: se stiamo portando avanti un progetto personale, più ne sappiamo meglio è. Se lavoriamo per un’azienda, è anche giusto che ognuno abbia un compito specifico e che si venga pagati in base alle proprie competenze e al proprio lavoro.

 

Il tuo blog è giovane, ma direi che – vista la qualità dei contenuti che crei – ha ampi spazi di crescita. Ci puoi parlare della tua esperienza di blogger professionista e degli obiettivi che ti sei posta con Bloggercreativa?

Bloggercreativa è nato grazie al prezioso consiglio di Francesca Sanzo, professionista conosciuta dentro e fuori la Rete. È stata lei la prima a spiegarmi che lavorando in Rete dovevo rendermi visibile, che mi serviva una sorta di biglietto da visita 2.0. L’obiettivo a breve termine è stato dunque quello di costruire il mio profilo professionale e metterlo a disposizione di eventuali datori di lavoro. L’obiettivo a lungo termine, compatibilmente con il mio lavoro, è quello di farne un blog che approfondisca i temi inerenti il nostro lavoro: le caratteristiche della nostra professione, la retribuzione, gli aneddoti. Per il momento, mi interessa soprattutto la possibilità di confronto e di scambio di idee e link utili con gli altri navigatori. Come blogger professionista, posso dirti che ora come ora mi sta molto a cuore il tema della retribuzione e del riconoscimento della professionalità, sia di chi lavora come web writer e web editor, sia di chi appunto fa del blogging una professione monetizzando il proprio blog. Credo sia importante lo scambio di informazioni e la percezione di appartenere a una nuova categoria di professionisti.

 

Hai un blogger preferito?

Sinceramente no, però posso dirti che questo non dipende dai blog in sé, ma dal mio carattere. Non ho il cantante preferito né il libro o il film preferito. Sono piuttosto eclettica e la Rete, tra le altre cose, mi consente ogni giorno di scoprire nuovi blogger che hanno molto da dare. Sicuramente posso dirti che, lavorando con il mondo delle mamme blogger, di cui mi sono occupata per una serie di post e di interviste, ho scoperto che esistono molte professioniste serie e informate. Nei loro blog leggo di politica, economia, diritto, filosofia, ambiente. È come avere un corso di aggiornamento sul mondo a portata di mano.

 

Sono passati alcuni mesi dall’arrivo di Google Panda in Italia. Nel tuo lavoro quotidiano, hai notato qualche effetto riconducibile al Panda?

Panda sta costringendo tutti ad aggiornarsi e lavorare costantemente con i testi, il posizionamento, le news e via dicendo. Non sono un’esperta dal punto di vista tecnico. Sicuramente ora non si può più “giocare” a fare il professional blogger. Chi lavora sul proprio blog, ma anche nei network, deve drizzare le antenne e rimettersi praticamente a studiare. Il che non è detto che sia un male, anche se può essere una gran – come dire? – seccatura…

 

Hai solide competenze nel campo dei social network. Secondo te, le aziende italiane quanto sanno sfruttare questo canale di comunicazione?

Poco. Diciamo che alcune aziende hanno compreso in tempo le potenzialità dei social network, altre invece continuano a pensare che una pagina su Facebook sia una sorta di vetrina su cui copiare il materiale del blog. Non danno ancora importanza al rapporto con il cliente e non si rendono conto di come i social network consentirebbero loro di ottenere ottimi risultati con una spesa inferiore rispetto a strategie di marketing tradizionali.

 

Puoi consigliarci un libro e un sito web che hai trovato molto formativi per la tua professione?

Forse la mia risposta è scontata, ma la collana Web & marketing 2.0 della Hoepli propone manuali accessibili e chiari, che a loro volta contengono link a siti di riferimento nel settore. Io poi leggo Wired che, per quanto molto criticata rispetto alla sua edizione americana, resta una rivista fondamentale secondo me per chi fa il nostro lavoro. Infine, non bisogna mai smettere di leggere e informarsi. Il passaparola tra colleghi è fondamentale: è così che sono arrivata a conoscere Minimarketing, Personalbranding, Tagliablog, Subvertising, Girlgeekdinner, Ninja marketing, The talking village e tanti tanti altri che non posso nominare per semplici questioni di tempo e spazio. Senza contare l’indispensabile colloquio costante con i colleghi con cui ci si scambiano idee, informazioni, trucchetti.

 

Per finire: quali sono i tuoi progetti professionali nel breve periodo? E nel lungo?

A breve  termine, il mio progetto principale è la formazione, ovvero rafforzare le mie competenze, colmare le lacune per riqualificarmi sempre in questo ambito lavorativo. A volte il lavoro prende così tanto tempo da non darmi la possibilità di fermarmi, leggere, curiosare, e non si può fare a meno di tutto questo se si vuole restare operativi nel web. La formazione mi serve poi proprio per presentare progetti concreti alle aziende, iniziativa che mi vedrà collaborare con altre due professioniste del settore. Poi ci sono i progetti a titolo gratuito, le cause in cui credo. Una di queste ad esempio è la realizzazione di un sito che offra a biblioteche e scuole percorsi di lettura di genere, con schede scaricabili gratuitamente. Man mano che prenderanno forma, racconterò dei miei progetti nel blog.

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