Tecniche SEO da evitare: come non far arrabbiare Google!

tecniche SEO search engine optimizationUn’infografica – non troppo cool a livello grafico, ma senz’altro efficace in quanto a precisione e a sintesi – di Corvus SEO ci ricorda quali sono alcune delle tecniche SEO che dobbiamo sforzarci di evitare come la peste! Sono cioè riassunte nell’infografica le tecniche di search engine optimization a cui non dobbiamo mai ricorrere quando facciamo l’ottimizzazione dei nostri contenuti web per Google e per gli altri motori di ricerca. Perché altrimenti potremmo vanifare i nostri sforzi oppure ricevere addirittura una sonora penalizzazione dai motori!

L’infografica le identifica come tecniche SEO black hat, cioè come veri e propri trucchi sporchi, volti a raggirare Google e gli altri motori di ricerca. Si tratta per la verità di tecniche di serach engine optimization che sono ben note da tempo ai professionisti del campo. Sono tutte tecniche SEO non particolarmente sofisticate, e di conseguenza alla portata più o meno di chiunque. La loro pericolosità sta in parte anche in questa accessibilità così facile. Diciamo quindi che si tratta molto semplicemente di pratiche SEO – in alcuni casi, di vecchissima ideazione – che sono da dimenticare nella maniera più assoluta. Soprattutto in tempi come quelli odierni, in cui Google Panda e Google Penguin stanno modificando le SERP, eliminando chi bara.

Queste tecniche di cattiva search engine optimization vanno evitate in particolar modo in questo 2013, che si preannuncia – viste le osservazioni e i commenti che arrivano da più parti – come l’anno delle penalizzazioni.

Perciò, è utile fare un ripasso e andare a vedere nel dettaglio, una per una, quali sono le tecniche SEO che ci viene consigliato di non usare.

 

1. prima tecnica SEO da non usare: il cloaking

Presentare agli utenti che cliccano il tuo link nelle SERP di Google un contenuto web diverso da quello che gli hai promesso è… Una cosa che fa notevolmente arrabbiare il motore di ricerca di Mountain View! Il cloaking non è una tecnica di ottimizzazione di search engine optimization, ma un inganno vero e proprio. Sta’ lontano da tentazioni di questo tipo: la penalizzazione di Google è dietro l’angolo.

 

2. Seconda tecnica SEO da non usare: i contenuti duplicati

A volte, capita di creare contenuti duplicati senza volerlo, cioè in buona fede. Esistono però webmaster che, per esempio, copiano a man bassa i contenuti di qualità di altri siti web o blog. Al di là di considerazioni che coinvolgono il copyright, Google si sta sforzando di aggiornare il proprio algoritmo per colpire in modo più mirato queste pratiche scorrette. Perciò, esiste una sola via: creare da sé i propri contenuti web, e progettarli affinché siano di alta qualità per la propria nicchia.

 

3. Terza tecnica SEO da non usare: l’article marketing su siti spam

Inserire articoli in siti web di bassa qualità dedicati all’article marketing è pericoloso. Un bravo SEO specialist si tiene doverosamente a distanza da tutto ciò che è spam o che solo gli somiglia.

 

4. Quarta tecnica SEO da non usare: le web directory spam

Analogamente a quanto spiegato al punto sopra, iscrivere il proprio sito o blog a web directory di bassa qualità non è mai una buona idea in ottica SEO.

 

5. Quinta tecnica SEO da non usare: spammare commenti

Alcuni webmaster pubblicano commenti più o meno insulsi su siti e blog altrui con l’unico scopo di ottenere un link verso il proprio sito o blog. Anche in questo caso, si può ben affermare che la search engine optimization – quella vera, quella fatta seriamente – si tiene ben lontana da simili trucchi.

 

6. Sesta tecnica SEO da non usare: ottenere link di bassa qualità

Ottenere link da altri siti è qualcosa di estremamente potente in chiave SEO. Ma i siti web che ci linkano dovrebbero essere in tema con gli argomenti che trattiamo nel nostro progetto online, e dovrebbero avere una certa qualità e autorevolezza. Ricevere link da siti che parlano di cose diversissime dai temi della nostra nicchia non è un grande aiuto al posizionamento sui motori di ricerca. Se poi quei siti sono considerati da Google fonti di spam, l’effetto sarà addirittura deleterio. Non parliamo poi dell’errore che fa chi decide di pagare per acquistare quintalate di link su siti fuffa!

 

7. Settima tecnica SEO da non usare: il testo nascosto

Si tratta di un trucco piuttosto infimo, che risale agli albori della search engine optimization – di quella fatta male, intendo. Ignoro se qualcuno ancor oggi nasconda il testo o i link mimetizzandoli con il colore dello sfondo delle pagine web. Comunque, questo modo di operare rientra nella lista delle cose da evitare riportata nell’infografica, e quindi lo cito.

 

8. Ottava tecnica SEO da non usare: il keyword stuffing

Anche questa è una tecnica truffaldina che potremmo simpaticamente definire “vintage”. Risale infatti agli albori della search engine optimization. Mi ricordo per esempio di tag keywords infarciti di parole chiave di ogni tipo, purché fossero keyword molto ricercate. Questo è il motivo per cui Google e in genere gli altri motori di ricerca hanno praticamente annullato il peso che ha quel tag nel determinare il posizionamento di una pagina web nelle SERP.

 

Ecco, queste sono otto tecniche SEO assolutamente da evitare. Erano da evitare negli anni passati, lo sono a maggior ragione in questo 2013. Secondo te, ci sono altri trucchi che potrebbero essere segnalati in questo elenco? A tuo giudizio, quali sono le peggiori tecniche di search engine optimization che possono provocare una penalizzazione da parte di Google e da parte degli altri motori di ricerca più importanti?

 

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SEOQuesto post sulle tecniche di search engine optimization da non usare mai per non far arrabbiare Google e gli altri motori di ricerca è stato scritto da Alessandro Scuratti, content specialist e business blogger.
Da oltre 20 anni mi occupo di comunicazione per le aziende, come business writer e come content creator. Dal 2011, gestisco questo mio blog personale, visitato da migliaia di persone ogni giorno. Sono anche l’autore del libro “Scrivere per il web 2.0”.
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