Ripasso del modo indicativo (terza parte)

modo indicativoEccoci arrivati alla terza e ultima parte del nostro ripasso del modo indicativo. La prima parte – dedicata agli aspetti generali del modo indicativo e al tempo verbale presente – la trovate a questo link: il modo indicativo. La seconda parte – dedicata all’indicativo imperfetto, a quello passato remoto e a quello passato prossimo – la trovate a questo link: modo indicativo: seconda parte.

Se siete interessati ad argomenti grammaticali che riguardano i modi e i tempi verbali, vi segnalo che, in alcuni miei vecchi post, ho ripassato anche le regole d’uso dei seguenti modi della lingua italiana: il congiuntivo, il condizionale, l’imperativo, l’infinito e il gerundio.

Andiamo ora a esporre gli argomenti di questa terza parte del nostro ripasso del modo indicativo. Oggi parleremo degli ultimi quattro suoi tempi verbali: il trapassato prossimo, il trapassato remoto, il futuro semplice e il futuro anteriore.

 

L’indicativo trapassato prossimo

Il trapassato prossimo è un tempo verbale che indica un fatto capitato prima di un altro fatto del passato e che è a quest’ultimo collegato. Siamo perciò in presenza di un tempo relativo, che si usa in abbinamento a un imperfetto, a un passato prossimo o a un passato remoto. Facciamo un paio di esempi. “Avevo studiato grammatica italiana per giorni, perciò mi presentai all’esame tranquillo” oppure “Ero andato a casa del mio amico per studiare, ma lui era ancora a scuola”.

 

L’indicativo trapassato remoto

Il trapassato remoto indica un evento capitato nel passato e lì definitivamente concluso, prima di un altro fatto passato. Pertanto, così come succede per il trapassato prossimo, il trapassato remoto è un tempo verbale relativo.

Il trapassato remoto non è un tempo molto usato nella lingua parlata, ma nemmeno in quella scritta. È infatti spesso sostituito dal passato remoto. Troviamo questo tempo verbale quasi esclusivamente in proposizioni subordinate temporali che iniziano con quando, dopo che, non appena che ecc. Anche qui, facciamo un paio di esempi: “Dopo che ebbe terminato di studiare grammatica, si mise a ripassare storia”, “Quando fu deciso dove passare le vacanze, Mario prenotò l’albergo”.

 

L’indicativo futuro semplice

Il futuro semplice è un tempo verbale del modo indicativo indicante un’azione che, nel momento in cui si parla o sic scrive, deve ancora succedere. Per esempio: “Studierò grammatica italiana domani pomeriggio”.

In alcuni casi, il futuro semplice può essere usato con un valore diverso da quello abituale, per esempio:

  • Per indicare un’approssimazione: “Saranno le dieci e un quarto”.
  • Per esprimere un ordine proiettato nel futuro: “Farai i compiti di italiano, e solo dopo andrai a giocare”.
  • Per esprimere un dubbio: “Arriverà in tempo per l’interrogazione di grammatica?”.
  • Per esprimere un’osservazione che ha contemporaneamente valore di dubbio e di esclamazione: “Non mi direte che vi piace studiare grammatica italiana?!”.
  • Per smorzare un’affermazione un po’ spigolosa: “Le dirò, professore, non ho niente contro italiano, ma studiare grammatica non mi piace”.

 

L’indicativo futuro anteriore

Il tempo verbale futuro anteriore indica un fatto futuro che si compirà prima di un altro fatto, anch’esso futuro. Anche il futuro anteriore è un tempo relativo, e si usa solo in relazione con un futuro semplice. Un paio di esempi: “Solo se avrò colmato le mie lacune nella grammatica della lingua italiana sarò promosso agli esami di maturità”.
Spesso, soprattutto nella lingua parlata, il futuro anteriore viene sostituito dal futuro semplice: “Se studierò bene grammatica, prenderò un buon voto in italiano”. Questo uso è però grammaticalmente scorretto.

Altri usi invece pienamente corretti dal punto di vista grammaticale del futuro anteriore sono quelli che gli consentono di esprimere:

  • Un dubbio: “Dove si sarà cacciato il mio libro di esercizi?”.
  • Un’approssimazione: “Avrò preso la sufficienza forse solo in italiano e in storia”.
  • Una concessione: “Mi avrà anche bocciato, ma l’anno prossimo cambierò scuola e farò due anni in uno”.

 

Con questi ultimi quattro tempi verbali, si chiude il nostro ripasso del modo indicativo e delle sue regole grammaticali nella lingua italiana. A tuo giudizio, è stato utile dedicare ben tre post a questo modo verbale? Conoscevi già tutte le norme d’uso dell’indicativo e dei suoi tempi nella nostra lingua? Usi correttamente il modo indicativa quando ti esprimi nel linguaggio parlato o nella scrittura?

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