D eufonica: che cos’è e quando si usa?

d eufonicaChe cos’è la d eufonica? È quella d che viene talvolta usata quando l’incontro di due vocali consecutive (una alla fine di una parola, l’atra all’inizio di quella successiva) genera un suono poco gradevole per l’orecchio.

La d eufonica, proprio come accade con l’uso dell’apostrofo, è un fenomeno che appartiene soprattutto alla lingua parlata. Pertanto, è preferibile limitarne l’uso il più possibile nell’italiano scritto. In ogni caso, si sta diffondendo sempre più la tendenza a eliminarla completamente. In effetti, l’impiego della d eufonica rende la lettura tutt’altro che scorrevole. In effetti, questa scelta di stile fa sì che la lettura diventi più pesante e, spesso, dà l’impressione di trovarsi davanti a un testo antiquato, pretenzioso o addirittura burocratico.

Come comportarsi allora nel pratico? La consuetudine ha stabilito che le forme con la d eufonica ad e ed si usino solo davanti a parole che iniziano con la stessa vocale. Non si usa mai la forma od.

Fatte salve le regole sopra enunciate, la d eufonica non si usa nei seguenti casi:

  • Se la parola successiva inizia per ad o per ed. Un esempio: “Mario provò a addentrarsi nel cuore della foresta”.
  • Se tra la e o la a e la parola successiva c’è un segno di punteggiatura. Per esempio: “Mario scappò e, evitati gli ostacoli, arrivò incolume a casa”.
  • Se la parola successiva è in qualche modo separata da quanto precede, perché per esempio è in corsivo o tra virgolette. “Mario ha dato una veloce lettura a Aforismi per una vita saggia di Arthur Schopenhauer”.
  • Se ci sono parole straniere che iniziano per h. Spesso, la d eufonica è evitata anche con parole straniere davanti a vocale uguale. Un paio di esempi: “Schopenhauer e Hegel non erano amici” e “Mario va in vacanza a Aberdeen, in Scozia”.
  • Se non si è all’interno di un contesto discorsivo, come nei titoli, nelle indicazioni bibliografiche ecc. Per esempio: “Raccolta di scritti critici sulla poesia amorosa e erotica“.

La d eufonica può essere mantenuta in alcune espressioni che sono oramai diventate comuni nella lingua italiana. Ecco alcuni esempi: ad esso, ad essa, ad esempio, ad eccezione di, ed io, ad opera di, dare ad intendere.

C’è da dire che abusare della d eufonica nei propri testi non è un errore da matita blu. Sono infatti altre le cose gravi per l’ortografia, la grammatica e la sintassi della lingua italiana. Diciamo però che saperla usare correttamente ci aiuta a scrivere in modo più forbito. Sempre che qualcuno se ne accorga, visto che stiamo parlando di una vera e propria sottigliezza formale, cioè di norme che quasi nessuno conosce!  🙂

Queste sono le regole d’uso della d eufonica. Le conoscevi già tutte? Sapevi già che cos’è la d eufonica? Quanto la usi nei tuoi scritti? Ne abusi oppure la adoperi raramente? Lascia un commento per condividere la tua esperienza con noi tutti!

1 pensiero su “D eufonica: che cos’è e quando si usa?

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