L’intelligenza artificiale nel marketing: opportunità o minaccia per i marketer?

che rapporto c'è tra ia e marketing?Nell’era digitale in cui viviamo, l’intelligenza artificiale (IA o, se preferisci l’acronimo inglese, AI) sta rivoluzionando numerosi settori. E il marketing non fa eccezione.

Una domanda che molti professionisti del marketing si pongono è: l’IA sostituirà chi si occupa di marketing? Bel dilemma, vero? In questo post ti dirò come la penso io. Ti anticipo che la risposta breve è no, l’IA non farà fuori i marketer. La realtà dei fatti è però più sfumata e merita una riflessione attenta.

 

Il timore di essere sostituiti

È comprensibile che tanti professionisti del marketing abbiano paura che l’IA possa rendere obsolete le loro competenze. D’altro canto, vediamo che già oggi l’IA esegue dei compiti che prima richiedevano l’intervento umano. Si va dall’analisi di dati alla creazione di contenuti testuali, dalla creazione e ottimizzazione di campagne promozionali alla produzione di grafica professionale. Sono solo alcuni esempi tra i tanti possibili.

Nonostante ciò, il timore di una sostituzione nasce da una comprensione superficiale delle capacità dell’IA. E – mi permetto di dire – nasce anche da una scarsa comprensione del marketing da parte di molti professionisti del settore. Vediamo dunque di approfondire l’argomento.

 

Qual è il vero valore di un esperto di marketing?

Un vero esperto di marketing – sia esso un marketing manager o un consulente – non è semplicemente qualcuno che esegue dei compiti ripetitivi o che applica delle formule preconfezionate. In effetti, il marketing, quando è fatto seriamente, richiede:

  • Il pensiero strategico

    È la capacità di vedere il quadro generale, di comprendere le dinamiche di mercato e di sviluppare strategie a lungo termine.

  • La creatività

    È l’abilità di avere idee e di studiare approcci innovativi, che portano ad acquistare il pubblico in target.

  • L’empatia

    È la comprensione profonda della psicologia dei consumatori. Vale a dire la conoscenza delle emozioni, delle motivazioni e dei comportamenti d’acquisto umani.

  • L’adattabilità

    È la flessibilità che permette di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e alle nuove tecnologie.

  • La leadership

    È la capacità di guidare un team, di influenzare gli stakeholder, di avvicinare al brand i clienti potenziali e di fidelizzare quelli già acquisiti.

Queste sono tutte qualità che l’IA, almeno allo stato attuale, non può mettere in campo. L’IA è infatti molto utile per svolgere compiti specifici, ma non ha di certo la sensibilità e la visione strategica di un professionista di lungo corso. Quindi i marketer non devono temere l’intelligenza artificiale? Non ho detto questo, fammi proseguire con il ragionamento.

 

L’IA come alleato, non come sostituto

Invece di vedere l’IA come una minaccia, i professionisti del marketing dovrebbero vederla come un potente alleato. Ecco come potrebbero usarla:

  • Per potenziare l’analisi dei dati

    L’IA può processare enormi quantità di dati in tempi minimi, fornendo insights preziosi. Un marketer esperto può utilizzare tali insights per prendere delle decisioni strategiche più informate.

  • Per rendere automatici alcuni compiti ripetitivi

    L’IA può gestire i compiti più operativi e più ripetitivi, come la programmazione dei post sui social media o l’ottimizzazione delle campagne pubblicitarie. Questo libera il tempo dei marketer, che possono concentrarsi sulle attività ad alto valore aggiunto, come per esempio quelle strategiche.

  • Per fare previsioni più accurate

    Gli algoritmi di machine learning possono prevedere le tendenze e i comportamenti dei consumatori con un buon grado di precisione. I marketer possono usare queste previsioni per anticipare le esigenze della propria nicchia di mercato.

  • Per creare più contenuti

    Gli strumenti di IA danno una grande mano nella creazione di contenuti, sia online che offline. Mi riferisco alla generazione di idee fino alla scrittura di testi veri e propri. Questo è vero anche se la supervisione umana resta fondamentale per garantire che il singolo contenuto sia veramente coinvolgente e sia allineato con il posizionamento di marca del brand.

 

Il ruolo (evoluto) del marketer ai tempi della IA

Per non essere sostituiti, i professionisti del marketing devono evolversi. Il nuovo ruolo del marketer nell’era dell’IA include alcune capacità specifiche. Per esempio, il marketer deve diventare anche:

  • Un interprete di dati e insights: gli è richiesto di saper tradurre i dati forniti dall’IA in scenari strategici efficaci.
  • Un curatore di esperienze: il marketer deve saper usare l’IA per creare esperienze di acquisto più personalizzate e soddisfacenti.
  • Un innovatore strategico: gli è richiesto di saper sfruttare le capacità dell’IA per sviluppare azioni di marketing innovative.
  • Un integratore di tecnologie: deve riuscire a combinare più strumenti di IA per creare soluzioni di marketing più complete ed efficaci.

In sostanza, il professionista di marketing deve padroneggiare l’intelligenza artificiale anziché subirla passivamente. Deve cioè diventare colui che la usa a vantaggio degli obiettivi di business dell’azienda.

 

Governare l’IA, non esserne governati

In definitiva, l’IA non è una minaccia per chi ha vera confidenza con i principi del marketing. Al contrario, è un’opportunità per elevare la propria pratica a più alti livelli di produttività.
Nello specifico, i marketer che abbracceranno l’IA, imparando a governarla anziché esserne governati, scopriranno un mondo di nuove possibilità. Potranno prendere decisioni più informate, potranno creare campagne più performanti e potranno dimostrare in modo più tangibile il valore del loro lavoro.

Quindi, il futuro del marketing non è uomo contro macchina, ma uomo e macchina che lavorano in sinergia. I professionisti del marketing che capiranno questa verità saranno quelli che prospereranno, portando il marketing a nuovi traguardi di creatività ed efficacia.

In sintesi, chi deve avere paura dell’intelligenza artificiale? Chi fa un lavoro meramente operativo e senza valore aggiunto. Mi riferisco ai mestieri del marketing operativo che sono assimilabili a delle commodity. Un esempio su tutti? L’articolista che scrive testi per il web. Questa categoria ha sempre avuto il problema di veder riconosciuta la propria professionalità. Non a caso, si è sempre lamentata di essere malpagata. Oggi come oggi, gli articolisti sono tra i più a rischio di estinzione. Perché sono facilmente sostituibili da Chat GPT & Co. Al contrario, chi ha sviluppato delle solide competenze in più ambiti del marketing – soprattutto nel marketing strategico – è al sicuro dalle brutte sorprese. Perché la IA non può copiare l’esperienza, la sensibilità e la visione di un esperto stratega.

E tu? Come la vedi? Credi che l’intelligenza artificiale porterà grossi cambiamenti nel mondo del marketing e delle sue professioni? Oppure prevedi che avrà un impatto solo su chi già oggi non riesce a portare un grande valore alle aziende? Lascia un commento qui sotto per dire la tua!

 

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che cosa è il marketing esperienziale?Questo articolo che riflette sul fatto che l’intelligenza artificiale sia una minaccia o una opportunità per i marketer è stato scritto da Alessandro Scuratti, consulente aziendale e blogger.
Da oltre 20 anni mi occupo di marketing e comunicazione per le aziende, come business writer e come content marketer. Dal 2011, gestisco questo mio business blog, che raccoglie migliaia di visite al giorno. Sono autore di “Scrivere per il web 2.0”.
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