Professione community manager: intervista a Maria Pia De Marzo

community managerEra da un po’ di tempo che volevo intervistare un community manager. Sentivo infatti la necessità di proporvi l’esperienza diretta di uno di questi professionisti. La mia scelta è caduta su Maria Pia De Marzo.

Maria Pia è tra i fondatori della web agency Web in Fermento. Giovanissima, barese, Maria Pia si occupa dello sviluppo di blog e di siti web, di design per i dispositivi mobili e di community management. Ed è proprio in quest’ultima veste che le farò qualche domanda. Andiamo perciò a conoscerla meglio e a sentire che cosa ci racconta sulle sue esperienze lavorative online.

 

Ciao Maria Pia e grazie della tua disponibilità. Inizio chiedendoti di parlarci un po’ di te: qual è la tua formazione? In particolare, dove hai acquisito le tue competenze da community manager?
Grazie a te Alessandro per questa chiacchierata virtuale su un argomento così popolare, ma ancora così difficile da comprendere per chi è estraneo al settore dei social media. Dunque… la mia formazione è essenzialmente tecnica: ho una laurea in informatica, ottenuta per seguire la mia passione, vale a dire il web e la tecnologia in generale. Devo dire che questo tipo di formazione mi aiuta a essere preparata nel comprendere ogni minimo cambiamento nel settore. Le mie competenze sono state più volte di aiuto a molti miei colleghi, anche per le attività di problem solving immediato che si verificano durante le più frenetiche giornate lavorative. Dopo la laurea, ho frequentato un master su Web Marketing 2.0 dove, oltre ad approfondire argomenti che già conoscevo, ho avuto modo di approcciarmi al marketing nel modo più utile a questo lavoro.

 

Ci racconti la giornata tipo di un community manager?
Diciamo che la mia giornata è totalmente frammentata. I lavori che svolgo da web designer alle volte possono impegnare più tempo del previsto, per questo il team di Web in Fermento lavora sempre insieme per garantire che tutte le attività quotidiane vengano svolte al meglio. In ogni caso, la giornata tipo è così organizzata: la sua prima parte è dedicata a raccogliere nuove idee da condividere (secondo i piani di content management che sono stati programmati). In contemporanea, si trova (o si crea) il contenuto da diffondere sui diversi canali. Infine, le attività vengono monitorate attentamente durante tutto il corso della giornata, per evitare che si creino gap temporali in cui l’amministratore della pagina è assente dall’interazione con la community.

 

Secondo te, le aziende italiane hanno ancora pregiudizi nei confronti dei social media? Noti un atteggiamento differente tra le grandi aziende e le PMI?
La cosa che ho sempre pensato è che il problema nei social media è la non conoscenza dell’argomento. Molte aziende sono convinte di conoscere i social media solo perché ne hanno sentito parlare o solo perché hanno un profilo che gestiscono privatamente. La questione sbagliata è proprio questa: gestire se stessi non equivale a gestire un’azienda, e da qui nascono i problemi comuni come la creazione di profili privati a nomi di brand e la scarsa interazione, fino ad arrivare alla compravendita fan.
Quello che penso è che sviluppare la consapevolezza dello strumento e usarlo nel modo giusto può abbattere tutti i possibili dubbi che possono nascere.
Le PMI sono essenzialmente quelle meno preparate sull’argomento, anche se noto che qui in Puglia stanno nascendo belle realtà di gestione di community ben fatte, merito anche di chi si informa e legge nella Rete. Le grandi aziende sono molto più preparate perché hanno grossi budget da investire e lo fanno affidando in outsourcing tutto il lavoro.

 

Ti faccio una domanda cruda, scusami in anticipo, ma la tua risposta interesserà a molti, non solo a me. Sei giovanissima, sei donna, sei del Sud: tre fattori che, secondo le statistiche, ti mettono in una condizione di svantaggio. Eppure la tua storia dimostra che il successo è possibile anche a dispetto di certe condizioni di partenza. Che ti senti di dirci a riguardo?
Cavolo! È vero, non me n’ero mai accorta: donna, del Sud, giovane… Eh sì! È verissimo. Forse, per dare una risposta a questa osservazione, mi affiderei alla parola “pregiudizio”, soprattutto correlato al concetto di “giovane”. Quando riceviamo dei contatti di lavoro, dobbiamo faticare molto per far capire al nostro interlocutore che siamo in grado di soddisfare al meglio le sue richieste, quindi perdiamo molto più tempo nel fornire la nostra competenza e renderla credibile, cosa che forse un “anziano” riesce a ottenere prima. Il pregiudizio nasce dall’equazione “giovane = inesperto”, che potrà essere pure vera, ma nel settore in cui lavoriamo è un concetto che dovrebbe invece essere ribaltato. Quindi, giovane come più aggiornato, attivo e smanettone!

 

Hai qualche consiglio da dare a chi legge e sta pensando di diventare un community manager? Quali sono le competenze più importanti da acquisire? Quali sono gli errori che un principiante dovrebbe evitare?
Come consiglio mi sento di dire che bisogna lavorare molto sul modo di comunicare. Riuscire a sviluppare un linguaggio che si “emozionalizzi”, nel senso che dia all’utente lettore la stessa emozione che ci hai messo tu nello scrivere. Lo so, sembra una cosa un po’ trascendentale, ma è l’elemento che funziona di più nei social: imparare a essere umani. Quanto agli errori da non fare, direi che, proprio perché si parla di testo scritto, occorre evitare di cliccare invio sul post condiviso senza averlo riletto lettera per lettera. Questo per evitare errori di battitura, dato che molto spesso diventano oggetto di scherno.

 

Puoi consigliarci un sito web o un libro sulla figura del community manager che hai trovato davvero formativi?
Di libri ormai ce ne sono a bizzeffe, non potrei consigliarne uno piuttosto che un altro. Sicuramente, rappresentano una buona base di partenza per iniziare a capire com’è articolato il mestiere del community manager, ma la maggior parte della formazione te la fai sul campo, imparando a capire (magari gestendo una tua community personale) come bisogna interfacciarsi con gli utenti, quali sono le best practices di comunicazione e lavorando molto sulla calma. Personalmente, osservo tantissimo il modo di lavorare dei grandi brand, affidandomi alle volte alle case history che vengono pubblicate. Diciamo che imparo da loro. Questo è il mio consiglio: imparare osservando gli altri.

 

Sicuramente avrai un social network preferito. Qual è e perché?
Ogni volta che mi fanno questa domanda e ascoltano la risposta, mi becco un sacco di pareri contrari, ma il mio social preferito al momento è Google+, perché lì riesco, attraverso il mio profilo e quello di Web in Fermento, ad attivare l’anima da community manager che è in me. Ho spesso molti commenti sui contenuti che condivido e si sviluppano interessanti conversazioni che mi permettono di confrontami proficuamente. Mi dà soddisfazione.  🙂

 

Te la senti di fare qualche previsione sul mondo dei social media da qui a due-tre anni? Secondo te, quali grosse novità potranno esserci?
Fare una previsione a lungo periodo è difficile, soprattutto quando parliamo di un mondo in cui i cambiamenti sono all’ordine del giorno! Pensiamo a Facebook come era tre anni fa e come è oggi: nessuno sarebbe riuscito minimamente a immaginarne le novità. Quello che posso ipotizzare è che i social media cresceranno dal punto di vista marketing agli occhi delle aziende, che sicuramente saranno mature per capire che gli investimenti promozionali andranno fatti in quella direzione.

 

Tra le altre cose, sei anche una eccellente web writer. Da dove nasce questa tua passione per la scrittura online?
Grazie!  🙂  Da sola non mi accorgo di essere una brava web writer, ma quando me lo dicono inizio a realizzarlo. Probabilmente, mi porto dietro la gavetta che ho fatto sui miei blog di Splinder, ormai un ricordo… 🙁  Ma mi viene abbastanza facile scrivere, perché gli argomenti di cui parlo li sento molto miei, e la passione probabilmente mi rende tutto naturale.

 

Per finire: quali sono i tuoi progetti professionali nel breve periodo? E nel lungo?
I progetti nel breve periodo sono quelli di terminare i lavori che abbiamo all’attivo e ovviamente coltivare il blog. I progetti futuri restano collegati alla bellissima realtà che abbiamo creato con Dario Ciracì, quella di Web in Fermento. L’obiettivo sarebbe diventare una Srl e lavorare sempre più ad alto livello, anche con grandissime aziende.  🙂

 

Ringrazio Maria Pia per il tempo che è riuscita a dedicarmi, pur in mezzo ai molti impegni che ha. Invito anche voi a continuare a seguirla su Web in Fermento.

 


community manager social media managerQuesto post è un’intervista a una giovane community manager ed è stato scritto da Alessandro Scuratti, content marketing specialist e business blogger.
Da più di 20 anni mi occupo di comunicazione per le aziende, come business writer e come content marketer. Dal 2011, gestisco questo blog, che raccoglie migliaia di visite ogni giorno. Sono anche l’autore di Scrivere per il web 2.0.
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