Bufera in Rai: Travaglio vs Schifani

Gasparri: “Travaglio trae conclusioni arbitrarie. Di Fazio non vale la pena parlare”.

Il Presidente del Senato, Schifani, viene attacato da Marco Travaglio nel corso della trasmissione di Rai Tre “Che Tempo che Fa”. Nemmeno il tempo di calare il sipario ed esplode la polemica.

Maurizio Gasparri non teme di comunicare che ci saranno delle ritorsioni politiche e penali, puntando il dito contro il direttore generale della Rai, Claudio Cappon.

Schifani commenta l’uso che Travaglio fa del servizio pubblico: lo piega al volere della sua condotta diffamatoria.

Cosa è accaduto di tanto grave da sollevare un simile poleverone? Travaglio commenta il rapporto che Schifani ha avuto con personaggi che nel corso del tempo sono stati indagati e condattati per mafia.

Spiega Travaglio: “Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell’Ansa minacciato dalla mafia e cioè che Schifani aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. È agli atti societari della Sicula Brokers fondata da lui, Enrico La Loggia, Mino Mandalà, condannato come boss mafioso, e Benny D’Agostino, condannato per concorso esterno. O si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Abbate come giornalista antimafia». «E poi, — continua — a Fazio ho spiegato che se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi, la muffa no perché è molto utile”.

E continua: “Noi andiamo a rimorchio del clima politico”.

Gasparri rincara la dose: «Travaglio trae conclusioni arbitrarie. Schifani ha avuto a che fare con persone che 18 anni dopo sono state indagate. Di Fazio, megafono della calunnia, non vale la pena parlare ». L’ex ministro delle Comunicazioni insiste sulla necessità del «ricambio immediato in Rai»: «Gentiloni pensava di rinviare a settembre ma sarebbe una violazione. E Cappon non è stato garante di pluralismo e ha fatto tornare pessimi anche i conti». Paolo Ruffini, direttore di Rai Tre stigmatizza le dichiarazioni di Travaglio «gratuitamente offensive nei confronti della seconda carica dello Stato. Bene ha fatto Fazio a dissociarsi ». «Fazio non si è dissociato — corregge Travaglio —. E Ruffini pensi alle sue violazioni come la censura del programma di Sabina Guzzanti Raiot».

Comunicare sul Web sta crescendo

Cari Lettori,

Comunicare sul Web sta crescendo e ogni giorno i contatti aumentano. Dalle ultime statiche risulta che nel mese di aprile e maggio le visite sono state circa 800, distribuite in tutto il teritorio nazionale come potete ben vedere dalla mappa. Molti i contatti stranieri che non fanno altro che accrescere la fama del sito.

Io non posso fare altro che essere molto contenta di questo successo. Mi rammarica non avere molto tempo per l’aggiornamento. Vi invito a mandarmi i vostri articoli, notizie sulle vostre aziende, curiosità sul mondo della comunicazione e della moda. Io provvederò a pubblicare tutto quello che ricevo e a soddisfare le vostre richieste.

Come ben sapete, questo sito non ha scopi pubblicitari ma solo divulgativi. Io offro il mio spazio ad ognuno di voi e mi impegno a che le notizie circolino liberamente nella rete. Spero di ricevere molto materiale.

Nell’attesa, un grazie a tutti perchè il sito cresce grazie a voi e al tempo che dedicate alla lettura delle mie pagine.

Il marketing non si fa mancare nulla

Nessuno se lo sarebbe mai aspettato, eppure Giovanni Rana ci ha pensato. Dopo essere entrato con il suo volto negli spot pubblicitari e dopo aver supportato degnamente la campagna dei suoi prodotti, il Re della pasta fresca ha voluto stupire ancora.

La trovata è davvero geniale: alla manifestazione Cibus 2008 si è presentato con una Fiat 500 interamente pastaiola! Sedili, posacenere e tutto il resto degli accessori, per Giovanni Rana hanno cambiato forma. Abbandonati i design di ultima generazione il patron della pasta ha deciso di trasformare tutto in Tortellino… Dal cruscotto escono persino tavolini e seggiole pronte per un pic-nic dell’ultima ora.

Davvero stupefacente! Il marketing ha fatto gol ancora.

Il futuro delle opere d’arte

La legislazione internazionale, aspetti e sistemi giuridici a confronto 

Venerdì 9 e sabato 10 maggio 2008 presso l’Auditorium dell’Illustre Colegio de Abogados del Señorio de Vizcaya / Guggenheim Museum
Bilbao, Spagna si terrà un interessantissimo convegno dal titolo “The Mistery of Stolen Art: the International Perspective”. L’incontro è dedicato al mondo dell’arte, con particolare riferimento alla discussione e all’analisi degli aspetti giuridici ad esso connessi. La sessione di studio sarà aperta con una fitta serie di interventi che toccheranno temi come la sottrazione illegittima di opere d’arte in paesi scenario di guerra e il loro ritrovamento, la restituzione e le possibili azioni di tutela, anche con riferimento alle opere d’arte sottratte dai nazisti durante la seconda guerra mondiale ; gli strumenti internazionali oggi elaborati dal Diritto Internazionale dell’Arte, gli accordi, le convenzioni e le good practices ; l’illustrazione di casi specifici accaduti, lo sviluppo, la soluzione e le norme di riferimento.
Momento centrale della giornata sarà quello dedicato alle prospettive museali, con l’intervento dell’Avvocato Judah Best (Washington), dello Smithsonian American Art Museum, che parlerà di Diritto di proprietà delle opere d’arte e delle procedure di sicurezza impiegate da Musei come lo Smithsonian; seguito dai contributi di Javier Viar, Direttore del Museo de Bellas Artes di Bilbao, e di Juan Ignacio Vidarte, Direttore del Guggenheim Museum di Bilbao, che illustreranno gli standard operativi applicati dalle loro istituzioni.

Skin Jewel: la nuova frontiera del gioiello

NEWD Skin Jewel direttamente sulla pelle, per un fascino da dea

Nasce nel 2006 l’azienda fiorentina di gioielli da attaccare alla pelle. La creazione, ad opera di Alessandro Masini, giovane imprenditore toscano, verte sulla praticità di avere un accessorio prezioso e innovativo che funge da tatuaggio.

Grazie ad una pellicola adesiva anallergica e resistente per ore è possibile disporre il gioiello sulla parte del corpo che si desidera far risaltare. Il design, molto curato e originale, è messo a punto da artigiani locali che ne curano la lucidatura e l’incastonatura dei diamanti (disponibili nella versione bianca e nera).

Ogni donna può rendere il proprio corpo seducente, come quello di una dea. Una pratica soluzione per chi desidera impreziosire la propria pelle senza ricorrere ad aghi e inchiostro, o più dolorosi pearcing spesso anche anti-estetici.

Il Made in Italy è, senza dubbio, il valore aggiunto di questa azienda che fabbrica i suoi prodotti tra Arezzo e Firenze avvalendosi di mani esperte e sempre attente ai dettagli.

Grazie al sito Internet è possibile anche provare le numerose varianti di posizionamento sul corpo dei gioielli, grazie alla sezione Body Map che simula le forme femminili.

Creatività e innovazione, ancora una volta tutte Italiane grazie all’estro e all’impegno impreditoriale di giovani creativi che non si stancano di immettere sul mercano prodotti sempre nuovi e all’avanguardia.

Visitate il sito Internet www.newd.it

Il New York Time licenzia

Gli scarsi guadagni portano la testata verso l’identica soluzione pensata da Le Monde

Dopo Le Monde, che ha conosciuto i suoi primi giorni di sciopero per dire no a un piano di ristrutturazione che prevede 130 esuberi di cui almeno 80 giornalisti, venti di crisi si addensano anche sulla vecchia signora in grigio: il New York Times. Gli introiti della pubblicità sono in rosso (poco meno dell’11 per cento nel primo trimestre dell’anno) mentre il piano di cento pre-pensionamenti di giornalisti, non andato in porto, costringerà a licenziare.

Come racconta Alessandra Baldini in un serivzio per l’agenzia Ansa,  il prestigioso quotidiano si preprara ai licenziamenti in un momento delicato in cui dovrà affrontare la battaglia con il Wall Street Journal di Rupert Murdoch, da oggi in edicola con un formato meno elitario, pronto a dare più spazio a politica, esteri, cultura, sport.

«Si profila una lotta tra titani dell’editoria come non si vedeva dallo scontro, alla fine dell’Ottocento, tra il New York Journal di William Randolph Hearst (il Citizen Kane di “Quarto Potere”) e il New York World di Joseph Pulitzer», ha scritto Newsweek.

«È col cuore pesante che ci avviciniamo a quella che è diventata una troppo comune realtà nel settore dei media», ha scritto qualche giorno fa il vice direttore amministrativo Bill Schmidt in una email ai dipendenti in cui preannunciava la quasi inevitabilità delle lettere di licenziamento.

Il New York Times in crisi attrae la concorrenza e nella guerra alle porte potrebbe inserirsi un terzo incomodo nella
persona del sindaco di New York Michael Bloomberg.  A pochi giorni dall’esordio in borsa del nuovo colosso dell’informazione finanziaria, nato dalla fusione di Reuters e Thomson, una persona vicina a Bloomberg ha confermato a Newsweek che il circolo dei collaboratori del sindaco stanno incoraggiandolo a considerare l’idea di una fusione tra la sua società di media e il Times.

(Fonte Ansa)

Le torture raccontate da Amnesty International

Tratto da Corriere.it

Waterboarding, video choc in Rete
Il filmato realizzato da Amnesty International
per la campagna contro le torture

WASHINGTON - L’acqua che scende dall’alto è limpida. Un fiotto compatto. Inesorabile. Entra nella gola, stimola la faringe e il prigioniero ha la netta sensazione di annegare. A questo punto, non gli resta che implorare. «Il terrore di morire - spiegano gli esperti - porta quasi immediatamente a chiedere che il trattamento abbia termine». Si chiama «waterboarding» (vale a dire annegamento simulato) ed è una delle tecniche più dure utilizzate negli interrogatori contro i presunti terroristi di Al Qaeda. Adesso, «quello che la Cia non vuol far vedere», è sul web: un video choc realizzato da Amnesty International che racconta in pochi secondi quello che accade in certe situazioni.

Guarda il filmato sul Waterboarding di Amnesty International

BUSH - Nei giorni scorsi George W. Bush ha ammesso di essere a conoscenza dell’utilizzo di queste pratiche. «Lo abbiamo fatto per proteggere il popolo americano» ha spiegato il presidente Usa. Ma le sue affermazioni hanno provocato una serie di reazioni e di polemiche. Tra queste, la dura presa di posizione di Amnesty. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, e soprattutto l’amministrazione Usa, l’organizzazione internazionale ha pubblicato su Internet una serie di video nell’ambito della campagna «Unsubscribe-me» contro le violazioni dei diritti umani nella «guerra al terrore». L’ultimo è quello sul «waterboarding». «La minaccia del terrorismo è reale - si legge sul sito Internet dell’iniziativa - ma calpestare i diritti umani e abbandonare i nostri valori non è la risposta giusta».

«VERGOGNA» - Malcom Nance, che a lungo ha insegnato agli uomini della sicurezza americana a resistere agli interrogatori in cui veniva usato il «waterboarding», chiede la fine immediata di questa pratica. «Mi vergogno per il fatto che il presidente Bush abbia autorizzato il suo uso e abbia così gettato nel fango la reputazione degli Stati Uniti», ha dichiarato. Il presidente statunitense è stato molto criticato anche per aver respinto una proposta parlamentare finalizzata a mettere fuori legge questo tipo di interrogatorio. «Il nostro film mostra ciò che la Cia non vuol far vedere - spiega Kate Allen, direttrice di Amnesty International in Gran Bretagna - vale a dire la disgustosa realtà del mezzo-annegamento di una persona».

Nella villetta di Mister Ikea

Tratto da Corriere.it

Ingvar Kamprad (Pa)
EPALINGES — «Che male c’è confrontare i prezzi sulle bancarelle e scegliere le cose più convenienti? O andare al mercato prima della chiusura, quando fanno gli sconti? Penso sia meglio passare per tirchi che buttare i soldi dalla finestra». Una legittima esternazione da modesto pensionato può assurgere a massima filosofica se a pronunciarla è uno degli uomini più ricchi del mondo, Ingvar Kamprad, più noto come «Mister Ikea» (fortuna personale stimata attorno ai 18 miliardi di euro), lo svedese che oltre 60 anni fa ha inventato l’omonima azienda, rivoluzionando su scala planetaria il modo di arredare e di abitare. L’ultimo bilancio Ikea parla d’un fatturato da 19,8 miliardi di euro (1,3 miliardi alla voce-Italia) in un tripudio di continua espansione territoriale e commerciale.

Ma di fronte a una tale opulenza di cifre lui non si scompone. Anzi, vive quasi da povero. Vestiti più da bocciofila che da alta finanza, vecchie macchine, voli economici su Easy-Jet e abbonamenti in metrò nelle grandi città. Insomma zero lusso, zero sprechi, zero clamori. I suoi eccessi? Qualche tempo fa si è permesso una Porsche. Ma poi forse si è pentito. «In genere, non voglio strafare né essere diverso dai miei clienti: ci tengo a dare il buon esempio. Ogni tanto mi piace regalarmi qualche bella camicia, qualche cravatta e adoro cenare con pesce del mare scandinavo». Come giorni fa, in occasione del suo compleanno: 82, portati bene nonostante la fluttuante simpatia per l’alcol.

Certo, un anziano ipermiliardario lo si immaginerebbe sempre sotto le palme in panama e bermuda. Invece il suo buen retiro, dignitosamente anonimo, è Epalinges, cantone svizzero di Vaud, 800 metri di altitudine, 7700 abitanti, 10 minuti di macchina da Losanna e dal suo freddo lago. Svizzera per via delle tasse, pensano molti. Ma non solo. Intanto Epalinges è circondata dalle foreste, richiamo non secondario per il figlio d’un guardaboschi che ha fondato un impero del legno. E poi consente di nascondersi, come il più tranquillo dei pensionati. «In fondo sono in pensione dall’ 85», ama sdrammatizzare, mentendo perché all’Ikea non si muove foglia (di frassino o di abete) che lui non voglia.

Anche la casa rispecchia i parametri minimalisti del proprietario, che qui vive con la moglie Margaretha, da cui ha avuto tre figli, Peter, Jonas, Matthias (44,41,39 anni) tutti ormai inseriti, ma senza troppe coccole, nella vetta del gruppo. È un piccolo complesso di bungalow bianchi, vicino al golf. Due chiacchiere con i vicini sul tempo, che non è mai un granché ma fa niente, stradine strette, un bel silenzio nordico.

L’interno? Una rigorosa applicazione del catalogo aziendale che con i suoi quasi 170 milioni di copie in 24 lingue, passa per essere il testo più consultato al mondo dopo la Bibbia. Leggenda vuole che i suoi mobili il signor Ingvar se li monti, spartanamente, da sé, primo fondamento del credo ikeasco. Ai supermercati Migros e Coop (davanti all’hotel Union) le commesse lo vedono spesso con la moglie alle prese con sacchetti, borse e monetine. «Persona gentile, affabile - dicono - ma a vederlo, più simile a tanti altri signori anziani magari in difficoltà ad arrivare a fine mese che a un riccone». Questa dimensione casalingo-minimalista non gli impedisce però di viaggiare molto e mai per divertimento (ultima destinazione, Vietnam), di tastare il polso costantemente all’azienda e di mettere su tutte le decisioni il suo punto di vista. Che è sempre vincolante, anche perché raramente ha sbagliato obbiettivo. Altra massima: «Bisogna fare quello che si sa. Io sono abbastanza bravo a vendere mobili anche se sono anziano. Non sono il tipo da orto o da giardinetti ». Non ha tutti i torti.

Gian Luigi Paracchini
17 aprile 2008

La prima volta senza Le Monde

Per la prima volta nella storia del quotidiano francese, uno sciopero ad opera dei suoi giornalisti e la conseguente assenza della copia del giorno all’interno delle edicole. A causa di ingenti perdite economiche registrate nel corso del 2007, l’editore è stato costretto a pensare al licenziamento di ben 80 redattori.

Il blocco di quello che è considerato uno dei prodotti editoriali più prestigiosi dell’intera Europa, segna la fine di un’epoca, di un modello di giornale e di azionariato inevitabilmente soppiantato da Internet. I costi di gestione sono notevolmente aumentati e sono diventati incompatibili con la diffusione, che invece rimane bassa. Questo squilibrio tra costi e diffusione ha portato alla drammatica decisione di operare tagli sul personale che, inevitabilmente, si ha scioperato boicottando l’uscita della copia giornaliera.

Ormai il giornalismo più forte sembra essere quello che si propaga nella rete, quello che lentamente, ma irrimediabilmente, sta mangiando i propri corrispondenti cartacei. Sempre più gente consulta il giornale del giorno sul web, mentre lavora, mentre chatta, nel tempo libero o quotidianamente… erodendo quote di mercato alla carta stampata che, costando di più, si viene a trovare nelle condizioni di scegliere tra CHIUSURA e COSTANZA DI PUBBLICAZIONE.

Che fine farà la stampa cartacea? Rimarrà solo un ricordo? Compreremo copie di Le Monde, de il Corriere della Sera, de la Repubblica solo sui mercatini dell’antiquariato?

Un appello a tutti gli internauti: continuate ad acquistare giornali!!! Non permettiamo che essi muoiano sotto i colpi taglienti del sistema binario.

I nuovi mostri?

E’ un borbardamento continuo da ormai due settimane circa. Su Mediaset non si vede altro che la stessa faccia, si ascolta la stessa voce, le stesse scuse, e i decibel raggiungono altezze mai toccate prima. Abbassare il volume del televisore non aiuta a limitare il danno acustico generato dalle urla di donne che inveiscono contro Roberto Mrcandalli, ex volto del Grande Fratello.

Sono giorni che si discute sempre dello stesso argomento e giorni che non si riesce a venirne fuori in alcun modo. Un gesto sessuale, fatto da ragazzi di circa 27 anni e vissuto come ragazzi di 27 anni, ha portato al patibolo un uomo che come colpa ha solo quella di cui tutti gli uomini del mondo andrebbero accusati: aver raccontato al miglior amico l’esperienza sessuale consumatasi sotto le lenzuola di canale 5.

Nonostante la presenza fisica impeccabile e l’alta proprietà di linguaggio di Roberto, sentire le sue storie, le sue difese e le sue accuse è diventato insopportabile, proprio come tutte le trasmissioni che gli offrono cinque minuti di gloria al giorno. Ancora adesso non si capisce come mai tutti i riflettori sono puntati su questa pseudo-coppia che non ha fatto altro che attenersi alle “regole” non ufficiali del gioco televisivo: colpire, stupire, far parlare!

Non mi sembra che i concorrenti precedenti si siano astenuti da simili gesti: uno fra tanti il sesso dietro la tenda consumato tra Pietro Tarricone e Cristina Plevani. Provo a ricordare cosa accadde in questa circostanza, ma non mi viene in mente nulla di simile a quanto si sta creando intorno a questi “nuovi mostri” televisivi.

La solidarietà verso Lina Carcuro, personaggio chiave di questa avventura sessuale gieffina, è senza dubbio alta, poichè ritengo che non si possa radiare dall’albo, a causa di questi futili motivi, una persona che ama il suo lavoro e lo fa con professionalità. Dall’altro lato penso che Lina conoscesse bene i rischi a cui andava incontro e partecipare ad un reality televisivo era il primo passo verso tali rischi. Le sue lacrime ora suonano come quelle di un coccodrillo… l’atto è stato compiuto, con coscienza e volontà, ma tutti la dipingono come vittima di un carnefice senza cuore che ha desiderato portarla vero la strada dell’autodistruzione.

Ora mi sembra inutile elevare a vip persone del calibro di Roberto e Lina, trasformandoli quasi in ospiti d’onore a cui nessuna trasmissione può rinunciare. Quando Lina uscirà dalla casa tutto sarà ripetuto per l’ennesima volta e il video incriminato sarà trasmesso nuovamente per la gioia di quanti ancora non lo hanno visto.

Ma insomma, questa televisione non sa proprio cosa raccontarci? Non è più in grado di offrirci interviste costruttive a personaggi che davvero meritano di essere sotto i riflettori? Questo è l’unico argomento che si riesce a trattare in tv?

Io mi auguro che i personaggi nati dal nulla, quelli che non riescono a dare un reale contributo al medium più usato al mondo, vengano presto banditi. Non si può sempre e solo ridere su questi scempi.